L’Iran sequestra premio Sakharov all’aeroporto: destinazione Mahsa Amini

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LE FORZE DI SICUREZZA IRANIANE CONFISCANO IL PREMIO SAKHAROV 2023 ASSEGNATO A MAHSA AMINI

Le forze di sicurezza iraniane hanno confiscato la targa del Premio Sakharov 2023 recentemente assegnato dall’Unione Europea a Mahsa Amini, la ragazza arrestata a Teheran il 13 settembre 2022 dalla polizia religiosa per aver indossato l’hijab in modo errato; la giovane venne condotta presso una stazione di polizia, dove morì in circostanze sospette dopo tre giorni di coma, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica iraniana e determinando la nascita del movimento di protesta “Donna, vita e libertà”.

INTERROGATO E INTERCETTATO L’AVVOCATO DELLA FAMIGLIA AMINI

Secondo quanto riferito da attivisti curdi dell’ONG per i diritti umani Hengaw, l’avvocato della famiglia di Amini, Mohammad Saleh-Nikbakht, è stato intercettato e interrogato ieri sera all’aeroporto internazionale “Imam Khomeini” di Teheran, dopo essere arrivato dalla Francia, dove ha ritirato il premio a nome della famiglia della ragazza, alla quale non è consentito lasciare l’Iran. Il riconoscimento, insieme al cellulare e al passaporto del legale, sono stati confiscati dalle forze di sicurezza nello scalo della capitale iraniana.

L’avvocato curdo ha rappresentato numerosi prigionieri politici e detenuti nel braccio della morte e nell’ottobre di quest’anno è stato condannato a un anno di reclusione con l’accusa di aver svolto “attività di propaganda contro la Repubblica islamica dell’Iran”, ha dichiarato Hengaw. Insieme a Nikbajt, hanno ricevuto il premio a Strasburgo anche la sorella di Hadis Najafi, una ventenne uccisa dalle forze di sicurezza durante una protesta, e Mersedeh Shahinkar, che ha perso un occhio durante una manifestazione.

RICESSIONE IN IRAN PER I DIRITTI DELLE DONNE

Mahsa Amini è morta l’anno scorso dopo essere stata arrestata dalla cosiddetta polizia morale per non aver indossato correttamente il velo obbligatorio, scatenando un diffuso movimento di protesta in Iran per i diritti delle donne, soprattutto nelle regioni a maggioranza curda. Le manifestazioni sono state sedate solo dopo una repressione che ha provocato, secondo le stime, 500 morti, l’arresto di almeno 22.000 persone e l’esecuzione di sette manifestanti.

Le forze di sicurezza iraniane hanno reagito duramente al premio assegnato a Mahsa Amini, dimostrando ancora una volta la loro opposizione alla difesa dei diritti umani, in particolare quelli delle donne. La situazione in Iran rimane pertanto precaria, e il caso di Amini continua a suscitare indignazione e richiedere azioni concrete da parte della comunità internazionale per garantire giustizia e rispetto dei diritti umani nel paese.

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